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mercoledì 29 ottobre 2014

BONUS ELETTRICO - BONUS GAS

Bonus in busta paga

Bonus Elettrico





Il Bonus Elettrico

Il Bonus Elettrico è l’agevolazione che riduce la spesa sostenuta dai clienti domestici per la fornitura di energia elettrica. Introdotto dal Governo con DM 28/12/2007, il Bonus è stato pensato per garantire un risparmio sulla spesa annua per l’energia elettrica a due tipologie di famiglie: quelle in condizione di disagio economico e quelle presso le quali vive un soggetto in gravi condizioni di salute mantenuto in vita da apparecchiature domestiche elettromedicali.







Bonus Gas
Il Bonus GasIl Bonus Gas è una riduzione sulle bollette del gas riservata alle famiglie a basso reddito e numerose. Il Bonus è stato introdotto dal Governo e reso operativo dalla delibera ARG/gas 88-09 dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Hanno diritto a usufruire dell’agevolazione quei clienti domestici che utilizzano gas naturale con un contratto di fornitura diretto o con un impianto condominiale se il loro indicatore ISEE non è superiore a 7.500 euro. Nel caso di famiglie numerose (con più di 3 figli a carico), l’ISEE non deve invece superare i 20.000 euro.




DOCUMENTAZIONE NECESSARIA PER RICHIEDERE I BONUS LUCE - GAS
ATTENZIONE:  La "COMPILAZIONE del modello è riservata ai soli SOCI TESSERATI dell'associazione.
in caso contrario munirsi del modello compilato e firmato in tutte le sue parti.
  • MOD. ISEE (è possibile richiederlo presso i nostri uffici)
    se avete il mod. ISEE compilato da altri CAF, dovete portare anche l'attestazione isee e la DSU tutto in fotocopia
  • Fotocopia DOCUMENTO IDENTITA' intestatario bollette luce/gas (fronte/retro)
  • Fotocopia TESSERA SANITARIA identita intestatario bollette luce/gas (fronte/retro)
  • Fotocopia TESSERA SANITARIA di tutti i componenti presenti sul modello isee (fronte/retro)
  • LETTERA INTERA CHE VI VIENE INVIATA PER IL PAGAMENTO DI LUCE/GAS contenete il cod. POD e PDR
PER RINNOVO
  • oltre alla documentazione richiesta sopra, anche la lettera di rinnovo che vi è arrivata per posta dallo SGATE



UNICO

Il Modello Unico (di dichiarazione unificato compensativo, da cui l’abbreviazione Uni.Co.) viene utilizzato per presentare più dichiarazioni fiscali di soggetti che percepiscono redditi di terreni e fabbricati, di partecipazione, di lavoro autonomo (occasionale o continuativo), di lavoro dipendente, di impresa e di pensione.

Documentazione

Qui potete trovare i modelli da scaricare e compilare: Unico Persone Fisiche e PF Mini 2014 Unico 2014 SC (Società di Capitali). In base alla tipologia del contribuente, di distinguono diversi modelli:
  • Unico Persone Fisiche.
Questo modulo va compilato da parte di coloro che devono presentare sia la dichiarazione dei redditi (in alternativa al Modello 730) sia la dichiarazione Iva. In particolare, i soggetti che hanno l’obbligo di consegnare questo modello sono i contribuenti che:
  • nell’anno precedente oggetto di dichiarazione hanno posseduto redditi d’impresa, redditi di lavoro autonomo per i quali è richiesta la partita Iva, redditi diversi non compresi fra quelli dichiarabili con il modello 730;
  • nell’anno precedente e/o in quello di presentazione della dichiarazione non risultano residenti in Italia;
  • nell’anno di presentazione della dichiarazione hanno percepito redditi di lavoro dipendente erogati solo da datori di lavoro non obbligati ad effettuare le ritenute d’acconto;
  • devono presentare anche una delle dichiarazioni IVAIRAPModello 770 ordinario e semplificato;
  • devono presentare la dichiarazione per conto di deceduti;
  • sono lavoratori con contratto a tempo indeterminato, il cui rapporto di lavoro è cessato al momento della presentazione della dichiarazione.
Tutti quei contribuenti che, invece, si trovano in situazioni meno complesse (non hanno cambiato il domicilio fiscale dal 1° novembre dell’anno precedente a quello di presentazione della dichiarazione;  non sono titolari di partita IVA;  hanno percepito uno o più redditi da terreni, fabbricati, lavoro dipendente, attività commerciali;  vogliono fruire di deduzioni e detrazioni  per le spese sostenute; non devono presentare il modulo per conto di altri) possono tranquillamente compilare un modello Unico per Persone Fisiche Mini.
  • Unico Società di Capitali.
Anche questo modello consente di presentare sia la dichiarazione dei redditi che quella IVA. Nello specifico, deve essere presentato da parte dei cosiddetti soggetti IRES, ovvero:
  • le società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative, comprese le società cooperative che abbiano acquisito la qualifica di Onlus e le cooperative sociali, le società di mutua assicurazione, nonché le società europee residenti nel territorio dello Stato;
  • gli enti commerciali (enti pubblici e privati e i trust);
  • le società di ogni tipo, tranne le società semplici, le società e le associazioni equiparate e gli enti commerciali non residenti nel territorio.
  • Unico Società di Persone.
Questo ulteriore modulo va compilato da parte di tutti i contribuenti che devono presentare, anche in tal caso, dichiarazione dei redditi e Iva e, più precisamente:
  • le società semplici;
  • le società in nome collettivo e accomandita semplice;
  • le società di armamento;
  • le società di fatto o irregolari;
  • le associazioni prive di personalità giuridica;
  • le aziende coniugali;
  • i gruppi europei di interesse economico.
  • Unico Enti Non Commerciali.
I contribuenti che, in questo ultimo caso, devono presentare Modello 730 e Iva sono quegli enti che si caratterizzano per non avere come oggetto principale lo svolgimento di una attività di natura economica. Ovvero:
  • Soggetti pubblici e privati diversi dalle società;
  • I trust che non hanno per oggetto esclusivo lo svolgimento di attività commerciali;
  • Gli organismi di investimento collettivo del risparmio, esclusi gli organi di amministrazione dello Stato, dei Comuni, delle Province e delle Regioni;
  • Le società e gli enti di qualsiasi tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio italiano.

Istruzioni: che cosa si deve fare

Nella maggior parte dei casi, la presentazione del Modello Unico per tutte le tipologie sin qui viste avviene per via telematica:
  • Diretta, consegnandola personalmente in qualsiasi ufficio o avvalendosi dei servizi online messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. In questo ultimo caso, il contribuente può scegliere se utilizzare il servizio telematico Fisconline, a meno che non sia tenuto a presentare  il Modello 770 per un numero di soggetti superiore a 20 e al quale si accede tramite un  codice Pin che va preventivamente richiesto all’Agenzia; il servizio Entratel, se è tenuto a presentare il modello 770 in relazione a più di 20 soggetti.
  • Tramite intermediari abilitati (professionisti, associati di categoria, Caf o altri), al quale si può chiedere supporto anche per la compilazione del modello stesso. Questi soggetti sono tenuti a rilasciare una dichiarazione di impegno, datata e sottoscritta e, entro trenta giorni dal termine previsto per la presentazione, l’originale del modello firmato dai contribuenti e la comunicazione di avvenuta ricezione da parte dell’Agenzia delle Entrate.
In alcuni casi particolari, si potrà consegnare il modello anche in formato cartaceo presso un qualunque Ufficio Postale. Si tratta di quei contribuenti che, nel caso dell’Unico per Persone Fisiche, pur possedendo redditi dichiarabili con il 730, non hanno un datore di lavoro, non sono titolari di una pensione, devono presentare la dichiarazione per conto di deceduti, sono privi di sostituti di imposta o semplicemente devono comunicare alcuni dati tramite dei quadri del Modello. Nel caso di Unico per Enti Non Commerciali, sono quei contribuenti che non sono tenuti a presentare la dichiarazione Iva o dei sostituti d’imposta o ai fini Irap.

Scadenze

Il Modello Unico, per  tutte le tipologie di contribuenti, va presentato entro 9 mesi dalla chiusura del periodo di imposta. Per l’Unico Società di Capitali e per quelle società o enti il cui esercizio coincide con l’anno solare la scadenza è fissata per il 30 settembre. Tutti coloro che possono seguire la procedura cartacea di presentazione, hanno tempo dal 2 maggio al 30 giugno per recarsi presso un qualsiasi Ufficio Postale. È bene, tuttavia, tenere sempre sott’occhio loscadenzario dell’Agenzia delle Entrate in caso di proroghe e variazioni.

IMU cos'è?

IMU

Di cosa si tratta?
L'IMU è stata istituita con il decreto legislativo 14 marzo 2011 n. 23; nel tempo ha subito numerose modificazioni, per ultimo anche con la legge di stabilità per il 2014; IMU sta per Imposta Municipale Propria.
Il denominatore di queste tre distinte componenti della IUC sono gli immobili (fabbricati, aree fabbricabili e, in taluni casi, terreni agricoli) che insistono sul territorio comunale.
Perché si paga?
L'IMU si paga per sostenere le spese dei comuni per l'insieme dei servizi da questi erogati. Come l'addizionale comunale all'IRPEF, rientra nella fiscalità generale dei comuni i quali, diversamente rispetto alla TASI, non sono tenuti a deliberare i capitoli di spesa dove le somme riscosse verranno impiegate.
Chi la paga?
L'IMU deve essere pagata dai possessori degli immobili che deriva loro da un diritto reale (proprietà, diritto di abitazione e/o diritto d'uso).
Ai fini IMU è assimilato ad un diritto reale l'uso dell'ex casa coniugale concesso dal giudice al coniuge separato e/o divorziato, a condizione che questi vi dimori abitualmente e abbia in essa la sua residenza.
Dal 2014 non pagano l'IMU l'abitazione principale e le relative pertinenze.
Quanto si paga?
Ogni comune stabilisce autonomamente le aliquote dell'IMU.
L'ente può considerare abitazioni principali dei proprietari (e quindi non far pagare l'imposta) l'unità immobiliare:
  • posseduta da anziani e disabili residenti in istituti di cura o di ricovero
  • posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a condizione che non siano state affittate.
Il comune può prevedere specifiche agevolazioni per un solo immobile concesso in comodato gratuito a parenti entro il primo grado (genitori - figli) prevedendo che l'agevolazione operi
  • o limitatamente alla quota di rendita non eccedente il valore di euro 500;
  • o nel solo caso in cui il comodatario faccia parte di un nucleo familiare con ISEE non superiore a 15.000 euro.
Come si fanno i calcoli?
È, sostanzialmente lo stesso calcolo che si deve eseguire per la TASI: si moltiplica la rendita catastale degli immobili con i coefficienti di rivalutazione previsti dalla normativa e, a tale valore, si applicano le aliquote dell'imposta determinate anno per anno dal comune.
I principali casi particolari riguardano
  • Le abitazioni di cat. A1 A8 e A9, per le quali non vige l'esenzione dall'imposta ma per le quali può essere calcolata una detrazione stabilita dal comune che non può essere inferiore a 200 euro.
  • Le aree fabbricabili per le quali l'imponibile è costituito dal valore di mercato dell'area al primo gennaio dell'anno di imposizione.
  • Per gli immobili inagibili l'imposta è ridotta al 50% per effetto della riduzione dell'imponibile calcolato con l'applicazione dei coefficienti di rivalutazione.
Sono previste detrazioni?
Il comune può definire una detrazione dall'imposta dovuta (anche fino all'ammontare dell'imposta stessa) per le abitazioni principali di categoria A1 A8 e A8.
Al di fuori di questa casistica il comune può decidere l'applicazione di aliquote ridotte in casi particolari, ma non può prevedere detrazioni dall'imposta dovuta.
Quando si paga?
L'imu si paga in due rate con scadenza il 16 giugno e il 16 dicembre dell'anno di riferimento.
Come si paga?
Con bollettino di conto corrente postale o con modello F24 (come per la TASI).
Ci sono obblighi di dichiarazione?
Ogni comune potrebbe prevedere modalità (e moduli) diversi di dichiarazione, sia per la TASI che per la TARI e per l'IMU; la regola generale è che queste dichiarazioni andranno presentate tutte le volte che si modificano i criteri per calcolare le imposte di riferimento (ad esempio, quando l'inquilino cessa di abitare un immobile).
I termini di presentazione sono attualmente fissati dal Dl 85/2013 al 30 giugno dell'anno successivo a quello in cui si sono verificati gli eventi che hanno generato l'obbligo di presentazione della dichiarazione.
Soprattutto per la TARI, però, occorre avere particolare attenzione al regolamento comunale che potrebbe imporre obblighi di dichiarazione anche molto ravvicinati rispetto al verificarsi degli eventi che modificano la determinazione della tariffa.

TARI cos'è?

TARI

Di cosa si tratta?
La TARI è stata istituita con il comma 639 della legge di stabilità per il 2014; TARI sta per Tariffa Rifiuti e sostituisce le precedenti TIA1 e TIA2 e TARES.
Il denominatore di queste tre distinte componenti della IUC sono gli immobili (fabbricati, aree fabbricabili e, in taluni casi, terreni agricoli) che insistono sul territorio comunale.
Perché si paga?
La TARI si paga per sostenere le spese dei comuni per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Chi la paga?
La TARI deve essere pagata dagli utilizzatori degli immobili che producono rifiuti urbani per i quali opera il servizio di raccolta e smaltimento.
Quanto si paga?
Ogni comune stabilisce le proprie tariffe in base ai costi reali della raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Se il comune ha approntato un sistema di rilevazione puntuale dei rifiuti urbani prodotti, la tariffa può avere natura di corrispettivo.
Come si fanno i calcoli?
La tariffa si rifà alla superficie calpestabile degli immobili e al numero di componenti del nucleo familiare che vi risiedono.
Il contribuente non deve eseguire alcun calcolo in quanto l’importo da pagare gli viene comunicato direttamente dal comune o dall’azienda che effettua il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Sono previste detrazioni?
Il comune può applicare delle riduzioni della tariffa con riferimento al valore dell’ISEE del nucleo familiare
Quando si paga?
La TARI si pagherà in un minimo di due e fino un massimo di quattro rate le cui scadenze saranno fissate con delibera regolamentare del comune.
Come si paga?
Con bollettino di conto corrente postale o con modello F24 inviato al contribuente a cura del comune o dell’azienda che eroga il servizio di raccolta.
Ci sono obblighi di dichiarazione?
Ogni comune potrebbe prevedere modalità (e moduli) diversi di dichiarazione, sia per la TASI che per la TARI e per l’IMU; la regola generale è che queste dichiarazioni andranno presentate tutte le volte che si modificano i criteri per calcolare le imposte di riferimento (ad esempio, quando l’inquilino cessa di abitare un immobile).
I termini di presentazione sono attualmente fissati dal Dl 85/2013 al 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui si sono verificati gli eventi che hanno generato l’obbligo di presentazione della dichiarazione.
Soprattutto per la TARI, però, occorre avere particolare attenzione al regolamento comunale che potrebbe imporre obblighi di dichiarazione anche molto ravvicinati rispetto al verificarsi degli eventi che modificano la determinazione della tariffa.

TASI - Cos'è - chi la paga - ...

TASI

Di cosa si tratta?
La TASI è stata istituita con il comma 639 della legge di stabilità per il 2014; TASI sta per Tariffa sui Servizi Indivisibili.
Il denominatore di queste tre distinte componenti della IUC sono gli immobili (fabbricati, aree fabbricabili e, in taluni casi, terreni agricoli) che insistono sul territorio comunale.
Perché si paga?
La TASI si paga per sostenere le spese dei comuni per i servizi cosiddetti “indivisibili”, quei servizi, cioè, che per il fatto di essere usufruiti da tutti i residenti del comune, non possono essere fatti pagare direttamente al fruitore.
Sono esempi di servizi indivisibili l’illuminazione pubblica, la manutenzione delle strade, la sicurezza, l’anagrafe, ecc.
Insieme con le aliquote della TASI il comune dovrà approvare l’elenco dei servizi che verranno pagati con l’introito del nuovo tributo e le somme destinate a ciascuno di essi.
Chi la paga?
La TASI devono pagarla sia il proprietario che il detentore dell’immobile, secondo aliquote e quote stabilite da ogni singolo comune.
Ad esempio, oltre che dai proprietari degli immobili, la TASI verrà pagata anche dagli inquilini che abitano in affitto o che hanno a disposizione alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Quanto si paga?
Ogni comune stabilisce le aliquote della TASI avendo riguardo ai costi per i servizi indivisibili che prevede di sostenere nell’anno.
Il comune definisce, per ogni tipologia di immobile, l’aliquota e, per gli immobili che non sono abitati direttamente dal proprietario, stabilisce la quota di imposta che deve essere pagata dai proprietari e quella che deve essere pagata dai conduttori.
Le aliquote hanno una soglia massima che però, deve essere considerata unitamente a quella dell’IMU.
In buona sostanza, per il 2014, TASI e IMU insieme non possono superare l’aliquota massima dell’11,4 per mille sugli immobili diversi dalle abitazioni principali e del 3,3 per mille sulle abitazioni principali, salvo quelle considerate di alto pregio (categoria A1, A8 e A9) che potrebbero essere assoggettate all’aliquota massima del 6 per mille comprensiva di IMU e TASI.
Come si fanno i calcoli?
Calcolare la TASI è come calcolare l’IMU, solo che bisogna fare attenzione perché, diversamente dall’IMU, le aliquote sono espresse in “per mille”.
Esempio:
Due coniugi possiedono al 50% un appartamento con rendita catastale pari a euro 400.
L’aliquota stabilita dal comune è il 2,5 per mille.
I calcoli sono i seguenti:
400 x 1,05 x 160 x 2,5 / 1000 = 168
Ogni coniuge pagherà 168 / 2 = 84 euro
Sono previste detrazioni?
Il comune può definire riduzioni o agevolazioni per particolari situazioni soggettive.
Per questo è molto importante conoscere la delibera del comune che, insieme con le aliquote può stabilire anche delle riduzioni di imposta a favore di alcune tipologie di nuclei familiari. È molto probabile, perché la legge ne fa menzione, che i comuni adottino l’ISEE per riconoscere agevolazioni ai nuclei che si trovano in condizioni di disagio economico.
Quando si paga?
Anche questo lo decide ogni singolo comune, tenendo conto però, che:
  • devono essere previste almeno due rate semestrali (ma l’imposta potrebbe essere divisa anche in più rate)
  • il cittadino può sempre decidere di pagare tutta l’imposta con un unico versamento entro il 16 giugno dell’anno di riferimento.
Come si paga?
Con bollettino di conto corrente postale o con modello F24 (come per l’IMU).
Ci sono obblighi di dichiarazione?
Ogni comune potrebbe prevedere modalità (e moduli) diversi di dichiarazione, sia per la TASI che per la TARI e per l’IMU; la regola generale è che queste dichiarazioni andranno presentate
tutte le volte che si modificano i criteri per calcolare le imposte di riferimento (ad esempio, quando l’inquilino cessa di abitare un immobile).
I termini di presentazione sono attualmente fissati dal Dl 85/2013 al 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui si sono verificati gli eventi che hanno generato l’obbligo di presentazione della dichiarazione.
Soprattutto per la TARI, però, occorre avere particolare attenzione al regolamento comunale che potrebbe imporre obblighi di dichiarazione anche molto ravvicinati rispetto al verificarsi degli eventi che modificano la determinazione della tariffa.

martedì 28 ottobre 2014

MOD. RED - Cos'è e Lista Documenti Necessari

Che cos'è il modello RED:
Il Modello RED è il modulo per comunicare all'Ente pensionistico interessato i dati reddituali al fine di consentire la verifica del diritto all'integrazione della prestazione previdenziale.

A chi è rivolto:Il Modello RED è rivolto ai pensionati con:
  • pensioni integrate al minimo;
  • maggiorazione ed assegno sociale;
  • trattamento di famiglia;
  • incumulabiltà della pensione ai superstiti ed altre.
L'Ente pensionistico interessato decide ogni anno le annualità oggetto di verifica.
Il pensionato che riceve dall'Ente pensionistico interessato la richiesta di comunicazione dei dati per il Modello RED deve recarsi da un soggetto abilitato alla certificazione del reddito che sia convenzionato con l'Ente stesso (CAAF o CAF ed altri soggetti abilitati) per la verifica dei dati da comunicare e la compilazione della modulistica necessaria.
Il soggetto abilitato (il CAAF o il CAF) deve stampare e consegnare al pensionato la dichiarazione Modello RED e deve inoltre trasmettere i dati delle dichiarazioni all'Ente per via telematica.
I pensionati devono presentare il modello RED solo se in possesso di redditi che non devono essere dichiarati al fisco.

La presentazione del mod. RED, pertanto, è obbligatoria se:
  • il pensionato e/o i sui familiari sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi (mod. 730 o mod. UNICO);
  • hanno conseguito nell'anno 2010 redditi esenti dall'Irpef che non sono stati dichiarati con mod. 730 o mod. UNICO e che, però, sono rilevanti per stabilire il permanere del diritto ovvero stabilire l'esatto importo della prestazione riconosciuta dall'Inps.
  • il pensionato non possiede altri redditi oltre la pensione.
N.B.: Non deve essere presentata nessuna dichiarazione se la situazione reddituale del pensionato e quella degli eventuali familiari, per i quali è richiesta la dichiarazione, è stata integralmente dichiarata al fisco mediante il mod. 730 o il mod. UNICO.

DOCUMENTI NECESSARI PER PRESENTARE IL MOD. RED
(se l’anno scorso sono stati richiesti anche i redditi dei suoi familiari devono essere portati anche quest’anno)
  • fotocopia TESSERA SANITARIA (anche per il coniuge e i figli se richiesto dal RED e eventualmente anche del delegato o tutore/genitore)
  • Fotocopia di un DOCUMENTO D'IDENTITA' del dichiarante o del delegato o del tutore/genitore
  • Delega e fotocopia documenti d'identità - nel caso il dichiarante non presenti direttamente il Modello RED ma altri al suo posto
  • LETTERA dell'Ente pensionistico interessato pervenuta con codice a barre allegato;
  • Qualsiasi CUD o CERTIFICAZIONE di redditi non erogati dall’INPS (redditi 2013)
  • Interessi maturati su conti correnti bancari, postali, BOT, 
  • CCT o altri titoli di stato al 31.12.2 anno precendete
  • Redditi esteri (compresa pensione AVS Svizzera)
  • Visura catastale
  • Importo delle eventuali quote di pensione trattenute dal datore di lavoro sugli assegni di invalidità IO (buste paga)
  • Provvedimento di nomina dell’eventuale Tutore / Rappresentante Legale o Nel caso in cui il pensionato abbia svolto attività di lavoro 
  • dipendente o autonomo nell’anno 2012, occorre indicare anche il periodo lavorato (da … a …)
  •  I possessori di redditi esteri o di lavoro autonomo (ritenuta d’acconto), devono fare il Red anche se i redditi sono già stati indicati nel 730.

martedì 21 ottobre 2014

ASSEGNO AL NUCLEO FAMILIARE

L'assegno al nucleo familiare (ANF) costituisce un sostegno per le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente, i cui nuclei familiari siano composti da più persone e che abbiano redditi inferiori a quelli determinati ogni anno dalla Legge.

A CHI SPETTA

 L’Assegno per il nucleo familiare spetta ai lavoratori  dipendenti, ai lavoratori dipendenti agricoli, ai lavoratori domestici, ai lavoratori iscritti alla gestione separata, ai titolari di pensioni (a carico del fondo pensioni lavoratori dipendenti, fondi speciali ed Enpals), ai titolari di prestazioni previdenziali ed ai lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

MISURA DELLA PRESTAZIONE

È calcolata secondo la tipologia del nucleo familiare, del numero dei componenti il nucleo familiare e del reddito complessivo del nucleo stesso, con previsione di importi e fasce reddituali più favorevoli per situazioni di particolare disagio (esempio: nuclei monoparentali o con componenti inabili).
L’importo dell’assegno è pubblicato annualmente dall’Inps in tabelle di validità dal 1° luglio di ogni anno al 30 giugno dell’anno seguente. (circ. Inps n.84 del 23/05/2013)

COMPOSIZIONE DEL NUCLEO FAMILIARE

Gli ANF spettano per nucleo familiare che può essere composto da:
  •  il richiedente lavoratore o il titolare della pensione;
  •  il coniuge che non sia legalmente ed effettivamente separato, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia (gli stranieri poligami nel loro paese possono includere nel proprio nucleo familiare solo una moglie);
  •  i figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni, conviventi o meno;
  •  i figli ed equiparati maggiorenni inabili, purché non coniugati, previa autorizzazione.
  • Sono considerati inabili i soggetti che, per difetto fisico o mentale, si trovano nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a proficuo lavoro;
  •  i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di "nuclei numerosi", cioè nuclei familiari con almeno 4 figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;
  •  i fratelli, le sorelle del richiedente e i nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell'ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo nel caso in cui essi sono orfani di entrambi i genitori, non abbiano conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati, previa autorizzazione.
  •  i nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni, viventi a carico dell'ascendente, previa autorizzazione;
Il nucleo per i titolari di pensione ai superstiti ha diritto all’ANF se composto dal coniuge superstite che ha titolo alla pensione e dai figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni o maggiorenni inabili titolari o contitolari della pensione. Il nucleo familiare può essere composto da una sola persona se il diritto alla pensione ai superstiti è riconosciuto a orfano minorenne, vedova minorenne o maggiorenne inabile.

DOMANDA

Deve essere presentata per ogni anno a cui si ha diritto:
  1. al proprio datore di lavoro, nel caso in cui il richiedente svolga attività lavorativa dipendente, utilizzando il modello ANF/DIP (SR16). In tale caso, il datore di lavoro deve corrispondere l'assegno per il periodo di lavoro prestato alle proprie dipendenze, anche se la richiesta è stata inoltrata dopo la risoluzione del rapporto nel termine prescrizionale di 5 anni.
  2. all’Inps nel caso in cui il richiedente sia addetto ai servizi domestici, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore iscritto alla gestione separata, ovvero abbia diritto agli assegni come beneficiario di altre prestazioni previdenziali, attraverso uno dei seguenti canali:
    • WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino munito di PIN attraverso il portale dell’Istituto - servizio di “Invio OnLine di Domande di prestazioni a Sostegno del reddito”;
    • Contact Center - attraverso il numero 803164 gratuito da rete fissa o il numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico
    • Patronati – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi;
Qualsiasi variazione intervenuta nel reddito e/o nella composizione del nucleo familiare, durante il periodo di richiesta dell'ANF, deve essere comunicata entro 30 giorni.
Se la domanda viene presentata per uno o per  più periodi pregressi, gli arretrati spettanti vengono corrisposti nel limite massimo di 5 anni (prescrizione quinquennale).

AUTORIZZAZIONE

Se l’erogazione degli ANF è effettuata dal datore di lavoro è necessaria l’autorizzazione nei casi in cui:
  • venga richiesta l’inclusione di determinati familiari nel nucleo (fratelli, sorelle, etc.)
  • nei casi di possibile duplicazione di pagamento (separazione, figli naturali, etc.)
  • per applicare l’aumento dei livelli reddituali (nuclei monoparentali, nuclei che comprendono familiari inabili a proficuo lavoro)
  • nei casi in cui il coniuge non sottoscriva la dichiarazione di responsabilità nel modello ANF/DIP
In tali casi l’utente deve presentare domanda di autorizzazione all’Inps, allegando la documentazione necessaria (ovvero relativa dichiarazione sostitutiva), utilizzando uno dei seguenti canali:
  • WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino munito di PIN attraverso il portale dell’Istituto - servizio di “Invio OnLine di Domande di prestazioni a Sostegno del reddito – funzione Autorizzazioni Anf”;
  • Patronati – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi;
  • Contact - Center attraverso il numero 803164 gratuito da rete fissa o il numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico.
In seguito l’Inps rilascia all’utente il modello di autorizzazione ANF43 e l’utente presenta la domanda (ANF/DIP) al datore di lavoro con allegato il modello ANF43.
Se l’erogazione degli ANF è effettuata dall’Inps, in presenza di domande per i casi indicati di seguito, l’utente presenta  la richiesta di liquidazione ANF con allegata la documentazione/ dichiarazione sostitutiva necessaria alla definizione della domanda stessa ma non è previsto il rilascio dell’autorizzazione ANF.
Casi in cui è prevista l’autorizzazione:
  • per figli ed equiparati di coniugi legalmente separati o divorziati, o in stato di abbandono;
  • per figli nati fuori dal matrimonio e riconosciuti da entrambi i genitori;
  • per figli del coniuge nati da precedente matrimonio;
  • per fratelli sorelle e nipoti orfani di entrambi i genitori e non aventi diritto a pensione ai superstiti;
  • per nipoti in linea retta a carico dell’ascendente (nonno/a);
  • per familiari minorenni incapaci di compiere gli atti propri della loro età (se non sono in possesso di documenti attestanti il diritto all’indennità di accompagnamento ex legge n. 18 del 1980 o ex art. 2 e 17 ex legge n. 118 del 1971 o di frequenza ex legge n. 289 del 1990);
  • per familiari maggiorenni inabili (se non sono in possesso di documenti attestanti l’inabilità al 100%);
  • per minori in accasamento eterofamiliare;
  • per familiari di cittadino italiano, comunitario, straniero di stato convenzionato, che siano residenti all’estero;
  • per figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di "nuclei numerosi", cioè nuclei familiari con almeno 4 figli tutti di età inferiore ai 26 anni;
  • nel caso di mancato rilascio della prevista dichiarazione del coniuge del richiedente sul modulo di domanda ANF/DIP da presentare per la richiesta di ANF al datore di lavoro

 DECORRENZA E VARIAZIONE

Il diritto all'assegno decorre dal primo giorno del periodo di paga o di pagamento della prestazione previdenziale, per la quale è prevista l’erogazione accessoria degli assegni per il nucleo familiare, nel corso del quale si verificano le condizioni prescritte per il riconoscimento del diritto (ad es.: celebrazione o riconoscimento del matrimonio, nascita o adozione di figli) e cessa alla fine del periodo in corso alla data in cui le condizioni stesse vengono a mancare (ad es.: separazione legale del coniuge, conseguimento della maggiore età da parte del figlio). Qualora spettino assegni giornalieri, il diritto decorre e ha termine dal giorno in cui si verificano o vengono a mancare le condizioni prescritte.
Non possono essere erogati complessivamente più di 6 assegni giornalieri per ciascuna settimana e 26 per ogni mese.
Per i pagamenti subordinati ad autorizzazione da parte dell'Inps la data iniziale dell'erogazione e quella finale di scadenza della relativa validità risultano dalle indicazioni contenute nell'autorizzazione stessa.

REDDITI DEL NUCLEO

I redditi del nucleo familiare da prendere in considerazione per la concessione dell'assegno sono quelli assoggettabili all'Irpef al lordo delle detrazioni d'imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali.
Sono da prendere in considerazione anche i redditi esenti da imposta o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva, se superiori complessivamente a € 1.032,91, prodotti nell'anno solare precedente il 1° luglio di ogni anno e hanno valore fino al 30 giugno dell'anno successivo.
Pertanto, se la richiesta di assegno per il nucleo familiare riguarda periodi compresi nel 1° semestre, da gennaio a giugno, i redditi da dichiarare sono quelli conseguiti 2 anni prima, mentre, se i periodi sono compresi nel 2° semestre, da luglio a dicembre, i redditi da dichiarare sono quelli conseguiti nell'anno immediatamente precedente.

Non devono essere dichiarati tra i redditi:
  • i trattamenti di fine rapporto comunque denominati e le anticipazioni sui trattamenti di fine rapporto;
  • i trattamenti di famiglia, comunque denominati, dovuti per legge;
  • le rendite vitalizie erogate dall'Inail, le pensioni di guerra, le pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;
  • le indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare, ai pensionati di inabilità;
  • le indennità di comunicazione per sordi e le indennità speciali per i ciechi parziali;
  • gli indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;
  • gli arretrati di cassa integrazione riferiti ad anni precedenti quello di erogazione;
  • l'indennità di trasferta per la parte non assoggettabile ad imposizione fiscale;
  • gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del/della richiedente e destinati al mantenimento dei figli.
Il reddito complessivo del nucleo familiare deve essere composto, per almeno il 70%, da reddito derivante da lavoro dipendente ed assimilato. 

 IL PAGAMENTO

L'assegno viene pagato:
  • dal datore di lavoro, per conto dell'Inps, ai lavoratori dipendenti in attività, in occasione del pagamento della retribuzione;
  • direttamente dall'Inps nel caso in cui il richiedente sia addetto ai servizi domestici, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore di ditte cessate o fallite, ovvero abbia diritto agli assegni come beneficiario di altre prestazioni previdenziali.
Il pagamento effettuato direttamente dall’INPS è disposto tramite bonifico presso ufficio postale o  mediante accredito su conto corrente bancario o postale, indicando nella domanda il codice IBAN.

PAGAMENTO AL CONIUGE DELL’AVENTE DIRITTO

Il coniuge dell’avente diritto, alla corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare, può chiedere l’erogazione della prestazione purché non sia, a sua volta, titolare di un proprio diritto all’ANF determinato da un rapporto di lavoro dipendente oppure da una prestazione previdenziale derivante da lavoro dipendente.  L’accertamento dei requisiti che danno titolo al riconoscimento del diritto ed alla determinazione dell’importo dell’assegno continua ad avvenire con riferimento all’avente diritto.
La richiesta di pagamento da parte del coniuge deve essere presentata utilizzando il modello ANF 559.

 PAGAMENTO IN CASO DI CONIUGI SEPARATI O DIVORZIATI

Nel caso di affidamento condiviso entrambi i genitori affidatari hanno diritto all’ANF e la scelta tra quale dei due genitori possa chiedere la prestazione è rimessa ad un accordo tra le parti. In mancanza di accordo l’autorizzazione alla percezione dell’assegno viene concessa al genitore convivente con i figli.
Tale diritto resta in capo al genitore affidatario anche quando questi non sia titolare in proprio di un diritto a richiedere la prestazione familiare (poiché non lavoratore o non titolare di pensione), e viene esercitato in virtù della posizione tutelata dell' ex coniuge, sempre che i requisiti di fatto, ossia i redditi del nucleo dell’affidatario, ammettano il riconoscimento al diritto all’assegno per il nucleo familiare.

PAGAMENTO AL GENITORE CONVIVENTE CON FIGLIO NATO FUORI DAL MATRIMONIO

Il genitore convivente con il minore nato fuori del matrimonio, privo di autonomo diritto, può chiedere il pagamento degli ANF sulla posizione dell’altro genitore lavoratore dipendente non convivente.  Il pagamento terrà conto dei redditi del genitore convivente.

fonte. inps

mercoledì 15 ottobre 2014

TASI acconto entro il 16 ottobre 2014

Tasi, acconto entro il 16 ottobre: i passi per non fare erroriProbabilmente passerà alla storia come una delle imposte più odiate per il meccanismo farraginoso, le complicazioni nel fare i conti, le mille variabili da Comune a Comune. E così, anche se per la Tasi il termine di pagamento è alle porte, i dubbi sono ancora in agguato, complice anche il linguaggio poco trasparente delle delibere che rende ancora più difficile capire se e quanto si deve versare. Ecco, allora, tutto quello che c'è da sapere per fare i conti e evitare gli errori e pagare l'acconto (il 50% del totale dovuto su base annua) entro la scadenza del prossimo 16 ottobre.

La definizione di prima casa. Dopo la cancellazione dell'Imu, la Tasi è l'unica imposta sul valore dell'immobile che si paga a livello locale. Il concetto di prima casa applicabile è lo stesso previsto a suo tempo per l'Imu.
Quindi è sempre qualificato dalla legge come prima casa:
- l'immobile nel quale nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente;
- l'ex casa coniugale assegnata dal giudice ad un coniuge in seguito a separazione giudiziaria;
- l'immobile di proprietà di personale dipendente delle forze armate anche se non utilizzato in seguito a trasferimento per motivi di servizio, purché non dato in locazione.

I Comuni a loro volta possono considerare come assimilato alla prima casa:
- l'immobile non locato posseduto da anziani trasferiti in casa di cura;
- l'immobile non locato posseduto da italiani residenti all'estero e iscritti all'Aire;
- l'immobile concesso in comodato come prima casa ai parenti in linea retta entro il primo grado (genitori o figli), entro un limite massimo della rendita catastale pari a 500 euro, oppure quando  il comodatario ha un reddito Isee fino a 15.000 euro annui.
Come previsto per l'Imu, in caso di coniugi con più immobili nello stesso Comune, spetta a loro decidere quale immobile considerare come abitazione principale, comunicando questa scelta con la dichiarazione Imu, a prescindere dal requisito della residenza anagrafica.

L'aliquota prevista per la prima casa si applica anche sulle pertinenze. Sono considerati di pertinenza gli immobili di categoria C/2, C/6 e C/7 (box, posti auto, cantine o soffitte), ma uno solo per ciascuna categoria. Quindi chi possiede due box può considerare un solo box come pertinenza; chi possiede un box e una cantina può considerare entrambi come pertinenza.

In 15 milioni alla cassa - La mappa dei Capoluoghi
La base imponibile. Le aliquote della Tasi sono stabilite a livello locale nell'ambito del tetto massimo fissato dalla legge che per la prima casa è del 2,5 per mille, con la possibilità dei comuni di aumentare l'aliquota di 0,8 punti, ossia fino al 3,3 per mille.

Per calcolare la base imponibile sulla quale applicare l'aliquota Tasi stabilita dal Comune occorre eseguire gli stessi conteggi previsti per l'Imu. La base imponibile, infatti, è anche in questo caso  la rendita catastale rivalutata del 5%, alla quale si applicano i moltiplicatori che variano a seconda della categoria. Si applicano anche tutte le altre disposizioni previste per l'Imu, compreso il diritto alla riduzione del 50% della base imponibile in caso di immobili di interesse storico artistico e fabbricati inagibili o inabitabili.
CATEGORIA CATASTALE DELL'IMMOBILETIPOLOGIAMOLTIPLICATORE IMU
A (tranne A/10)abitazioni160
A/10uffici e studi privati80
C/1negozi e botteghe55
C/2 C/6 C/7magazzini, box auto, posti auto scoperti160
C/3 C/4 C/5laboratori, palestre140
Q&A: Tutte le domande e risposte
Ad esempio, nel caso di un immobile prima casa di categoria A/2 con rendita catastale di 980 euro, la base imponibile ai fini della Tasi è data dal seguente calcolo: (980 + 0,5%) x 160 = 164.640 euro. Se questo immobile fosse prima casa, in assenza di agevolazioni e in presenza di un'aliquota al 2,5 per mille, la Tasi dovuta risulta pari a 164.640 x 0,25% = 411,6 euro (da arrotondare a 412). La Tasi va comunque calcolata sui mesi di possesso, applicando le regole dell'Imu, ossia conteggiando per intero il mese nel quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni. Entro la scadenza del 16 ottobre bisogna versare il 50% del tributo dovuto su base annua, per poi saldare entro il 16 dicembre.

Chi e come deve pagare. Per la Tasi si seguono le stesse regole previste per l'Imu anche ai fini degli obblighi di pagamento. Quindi l'imposta è dovuta da ciascun proprietario in riferimento alla sua quota di possesso e all'utilizzo dell'immobile, in quanto la solidarietà tra soggetti obbligati al pagamento non incide sulla determinazione dell'importo dovuto da ciascuno. Così, ad esempio, nel caso di due proprietari, se solo uno di loro abita nell'appartamento, la Tasi andrà "scomposta": chi usa l'immobile dovrà calcolare la base imponibile riferita alla sua quota di possesso, ossia al 50%, e su questa applicherà l'aliquota e le detrazioni eventualmente previste per la prima casa. L'altro proprietario, invece, applicherà sulla base imponibile corrispondente al suo 50% l'aliquota Tasi prevista per gli "altri immobil".

Le possibilità di pagamento: bollettino e F24
Le detrazioni per rendita. Per la prima casa i Comuni hanno la facoltà di fissare detrazioni che sono principalmente di due tipi: in base al reddito del proprietario, oppure in riferimento alla rendita dell'immobile. Nel primo caso, salvo precisazioni contenute nella delibera comunale, il reddito da considerare è quello del singolo proprietario in riferimento alla sua quota di possesso. Nel caso delle detrazioni riferite alla rendita catastale, invece, occorre tener presente la rendita dell'immobile nel suo insieme, non quella della quota posseduta in quanto la rendita non cambia in riferimento al numero dei proprietari. Inoltre se ci sono pertinenze occorre sommare alla rendita dell'abitazione anche quella delle pertinenze, in quanto, in base alla legge, prima casa e pertinenze costituiscono un tutt'uno.

Vediamo cosa accade applicando questi principi e considerando, come esempio, quanto previsto dal Comune di Roma, che ha stabilito le seguenti agevolazioni in base alla rendita:
detrazione di 110,00 euro agli immobili con rendita iscritta in catasto sino a 450 euro; 
detrazione di 60,00 euro agli immobili con rendita iscritta in catasto tra 451 euro e 650,00 euro; 
detrazione di 30,00 euro agli immobili con rendita iscritta in catasto tra 651 euro e 1.500,00 euro. 

In base a questo sistema di agevolazioni, nel caso di un solo proprietario di una casa con rendita di 450 euro, la cui base imponibile è pari a 75.600 euro, la Tasi da pagare su base annua risulta pari a: (75.600 x 0,25%) = 189 euro. Applicando la detrazione di 110 euro la somma dovuta è quindi di 79 euro.

In presenza di due comproprietari al 50% entrambi residenti la somma dovuta da ciascuno è di 39,5 euro (da arrotondare a 40 euro), ossia la metà di quanto dovuto dal singolo proprietario. In presenza di due comproprietari di cui uno solo residente, invece, in base al principio secondo il quale la Tasi è dovuta in riferimento alla quota di possesso e all'utilizzo dell'abitazione, il proprietario residente deve dare i seguenti calcoli: (75.600: 2) x 0,25%  = 94,5 euro. Grazie alla detrazione non paga imposte in quanto l'importo dovuto è inferiore alla detrazione stessa.
L'altro proprietario, invece, deve pagare in tutto 30 euro, in quanto deve applicare alla base imponibile riferita alla sua quota, che è pari a 37.800 euro, l'aliquota dello 0,8 per mille prevista per gli "altri immobili" e, ovviamente, non ha diritto ad alcuna detrazione in base alla rendita dato che non utilizza l'appartamento come prima casa.

Se l'immobile con rendita di 450 euro ha delle pertinenze, nel calcolo, come detto, va tenuto conto anche della rendita catastale di queste ultime. Così a fronte di una casa con rendita di 450 euro con una pertinenza con rendita di 35 euro, per stabilire la base imponibile si deve partire da una rendita di 485 euro e da una detrazione  che  scende da 110 a 60 euro.

Nel caso di un solo proprietario, la base imponibile risulta pari a a 81.480 euro, e la Tasi da pagare su base annua risulta pari a: (81.480 x 0,25%) = 204 euro. Applicando la detrazione di 60 euro l'imposta dovuta è di 144 euro. In presenza di due proprietari al 50% entrambi residenti l'imposta dovuta da ciascuno è pari a 77 euro. A fronte di due comproprietari di cui uno solo residente, l'imposta dovuta dal residente è invece pari a : (81.480: 2) x 0,25% =  101,85 - 60 euro = 51,85 euro (da arrotondare a 52). L'altro proprietario, invece, deve pagare in tutto 33 euro applicando anche in questo caso l'aliquota prevista per gli "altri immobili".

Possibili anche altre modalità di agevolazione in base alla rendita come, ad esempio esenzione dall'imposta fino ad un determinato importo. In questo caso la Tasi, con le regole appena viste, si applica solo sul valore catastale che supera la soglia fissata dal Comune. Ad esempio se l'esenzione fosse stabilita per le rendite fino a 350 euro, a fronte di un immobile con rendita catastale di 450 euro la Tasi si dovrebbe pagare su una base imponibile pari a (150 + 0,5%) x 160. 

La Tasi sugli immobili affittati. Tutti gli immobili che non ricadono nella definizione di prima casa ai fini della Tasi sono considerati "immobili diversi". Se sono dati in locazione o in comodato, parte della Tasi è dovuta da chi abita nell'appartamento. La quota varia tra il 10% e il 30%, a discrezione del Comune. Per i conteggi si deve calcolare la Tasi con riferimento alla situazione del proprietario, per il quale l'immobile sarà seconda casa se locato per intero, o prima casa se vi abita e ha dato in affitto una stanza. L'imposta così determinata deve essere ripartita tra proprietario e inquilino sulla base delle percentuali stabilite. E' del tutto ininfluente il fatto che l'inquilino sia o meno residente nell'immobile, in quanto l'aliquota prima casa si applicherà solo se nell'immobile abita anche il proprietario.

Ognuno paga per sé. Il  proprietario e l'occupante dell'immobile sono titolari di un autonomo obbligo di pagamento in riferimento alla quota prevista dal Comune, e non c'è solidarietà tra i due soggetti. Di conseguenza, se l'inquilino non versa la sua quota il Comune non può rivolgersi al proprietario per chiedere il pagamento, e per lo stesso motivo il proprietario non può pagare la Tasi per intero e poi chiedere il rimborso agli inquilini. I singoli inquilini, invece, sono obbligati in solido tra loro, quindi se l'appartamento è condiviso e uno non paga il Comune può rivolgersi indifferentemente agli altri per ottenere il pagamento dell'intera imposta dovuta.

La soglia minima di versamento. La Tasi non è però dovuta se l'importo complessivo su base annua è al di sotto dei 12 euro, o della soglia stabilita dal Comune. Ai fini del calcolo della soglia occorre considerare solo la Tasi e non anche l'eventuale Imu dovuta. Si deve, però, far riferimento a tutti gli immobili eventualmente posseduti all'interno dello stesso comune.
fonte repubblica.it

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