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venerdì 19 dicembre 2014

ISEE :ATTENZIONE NUOVO ISEE in vigore dal 1 GENNAIO 2015

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DAL 1° GENNAIO 2014 SCADONO TUTTI I MODELLI ISEE FATTI NEL 2014
A PRESCINDERE DALLA DATA DI SCADENZA CHE C'E' SCRITTO SUL VOSTRO MOD. ISEE
Dal 1 gennaio 2015 cambia l’Isee, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente della famiglia che serve per richiedere alcune prestazioni assistenziali come l’assegno familiare, la social card, la riduzione della retta dell’asilo nido, l’iscrizione all’Università o la quota per pagare le case di cura degli anziani. È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 17 novembre 2014, il decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (D.M. 7 novembre 2014) che introduce dal prossimo anno il nuovo Isee, insieme al modello della DSU, la dichiarazione sostitutiva Unica
Al fine di stanare i soggetti che si dichiarano poveri, beneficiando di numerose prestazioni assistenziali, dal prossimo anno cambieranno i criteri per il calcolo dei redditi e del patrimonio familiare da indicare nell’Isee. Per individuare la situazione economica delle famiglie, verranno presi in considerazione non solo i classici redditi soggetti all’Irpef ( l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), ma anche tutte quelle entrate che sono esenti da tassazione e finora escluse dal calcolo. Così entreranno ad esempio gli assegni familiari percepiti, le borse di studio e tutte le forme di sostegno alle famiglie previste dallo Stato e dai singoli Comuni di cui fruisce la famiglia. La casa avrà un peso maggiore, perché considerata ai fini IMU. Se però il contribuente sta pagando ancora un mutuo sulla casa, il debito residuo del finanziamento verrà sottratto dal valore dell’immobile, facendo così scendere l’importo dell’immobile. Si terrà conto anche delle rendite di affitto soggette alla cedolare secca e delle prestazioni previdenziali come le indennità di accompagnamento o gli assegni sociali. Assumeranno più rilievo inoltre beni di lusso, come ad esempio barche e moto di grossa cilindrata. Non verranno considerati gli assegni corrisposti al coniuge in seguito a separazione o divorzio, destinati al mantenimento del coniuge e dei figli. Ovviamente nel calcolo del nuovo Indicatore si terrà sempre conto della presenza all’interno del nucleo familiare di figli, anche quelli disabili, minori e portatori di handicap. L’indicatore che risulta sommando redditi e patrimonio verrà diviso per un coefficiente che tiene conto del numero dei componenti della famiglia: così ad esempio per due coniugi con un figlio a carico, l’Isee verrà diviso per il coefficiente 2,04 ovvero 2,46 se gli stessi coniugi hanno invece due figli. Per chi perde il lavoro nel corso dell’anno, sarà sempre possibile aggiornare la propria situazione economica presentando una dichiarazione particolare per ottenere l’Isee corrente.
Per avere l’Isee il contribuente dovrà recarsi presso il Caf e compilare la cosiddetta Dsu, ossia la Dichiarazione sostitutiva unica. In essa, il contribuente è chiamato a fornire solo informazioni che il Fisco non conosce, mentre quelle note come ad esempio i redditi e il patrimonio immobiliare, vengono comunicate all’INPS dall’Anagrafe Tributaria. Una volta compilata, la Dsu sarà trasmessa entro 4 giorni lavorativi in via telematica al sistema informativo dell’Isee, gestito dall’Inps. Spetta poi allo stesso Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, entro altri 4 giorni lavorativi, calcolare l’Indicatore della situazione economica equivalente, sulla base delle informazioni raccolte con il modello Dsu e consegnare al cittadino l’Isee definitivo.
Come avviene la consegna? Il contribuente può indicare un proprio indirizzo Pec (posta elettronica certificata) oppure può scaricare l’Indicatore direttamente on line dal sito dell’Inps, dotati di PIN dispositivo ovvero si può dare mandato di ritiro al proprio Caf, attraverso una delega specifica.

giovedì 18 dicembre 2014

AVVISO IMPORTATE: ANCHE I TERRENI PAGANO IMU - SCADENZA 26 GENNAIO 2015

IMU: approvata la proroga al 26 gennaio 2015 sui terreni agricoli

Si applica ai proprietari di terreni agricoli che, a seguito delle disposizioni previste dal decreto 28 novembre 2014, hanno perso l'esenzione IMU
Scritto da Barbara Torrini
Il Consiglio dei Ministri n°41 del 12 dicembre 2014 ha approvato un decreto legge, in corso di pubblicazione su Gazzetta Ufficiale, in materia di proroga dei termini per il versamento del saldo IMU 2014 sui terreni agricoli ubicati nei comuni classificati come "montani".
La scadenza dell'imposta, prevista per il 16 dicembre 2014, è stata slittata al 26 gennaio 2015 per i soggetti che hanno perso il diritto all'esenzione dell'imposta in conseguenza delle novità introdotte dal decreto MEF del 28 novembre 2014
L'esenzione IMU, precedentemente prevista per i terreni agricoli situati nei comuni elencati nella Circolare n°9 del 14 giugno 1993, è stata limitata dal periodo d'imposta 2014 alle seguenti fattispecie:
  1. terreni agricoli dei comuni ubicati a un'altitudine di 601 metri e oltre, individuati sulla base dell"'Elenco comuni italiani", pubblicato sul sito internet dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT),www.istat.it/it/archivio/6789 tenendo conto dell'altezza riportata nella colonna "Altitudine del centro (metri)";
  2. terreni agricoli posseduti da coltivatori diretti e "imprenditori agricoli professionali di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, iscritti nella previdenza agricola, dei comuni ubicati a un'altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, individuati sulla base dell"'Elenco comuni italiani" di cui sopra (anche se dati in comodato o in affitto a coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali).
La proroga vale, dunque, per i proprietari di terreni nei comuni presenti nell'elenco della Circolare citata che non rientrano nei due casi di esenzione sopra descritti. La scadenza rimane fissata al 16 dicembre 2014 per i proprietari di terreni agricoli che non sono stati interessati dalla nuova normativa e che, già precedentemente alla sua emanazione, erano tenuti al versamento dell'imposta.

Nei comuni nei quali i terreni agricoli non sono più oggetto dell'esenzione, anche parziale, prevista dall'articolo 7, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, l'imposta va calcolata per l'anno 2014 tenendo conto dell'aliquota di base pari allo 0,76%, a meno che in detti comuni non siano state approvate per i terreni agricoli specifiche aliquote.

giovedì 11 dicembre 2014

Tasi: sulle seconde case paga anche l'inquilino

Al gran ballo della Tasi, il cui saldo scade il 16 dicembre, sono inviatati anche gli occupanti di case non in loro possesso. Fatta eccezione per l’altalenante presenza delle detrazioni (che sono facoltative), è proprio questa la vera novità del tributo subentrato all’Imu sulle abitazioni principali, e applicato - proprio in “coabitazione” con l’Imu - su tutti gli altri immobili. L’inedita “scissione” del prelievo, da una parte a carico del proprietario e dall'altra dell’occupante, è infatti un aspetto che non avevamo conosciuto né con l’Ici né di recente con l’Imu. A introdurlo è stata Legge di Stabilità 2014 (n. 147/2013), che al comma 681 dispone quanto segue: “Nel caso in cui l'unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull'unità stessa, quest'ultimo e l'occupante sono titolari di un'autonoma obbligazione tributaria. L'occupante versa la TASI nella misura, stabilita dal comune nel regolamento, compresa fra il 10 e il 30 per cento dell'ammontare complessivo della TASI. La restante parte è corrisposta dal titolare del diritto reale sull'unità immobiliare”.

Già questo comma contiene una serie di risposte ad alcuni dubbi molto frequenti. Cerchiamo allora di dirimerne il più possibile. Per farlo possiamo partire dal principio elementare secondo cui, nelle case abitate da persone diverse dal proprietario - vedi ad esempio gli appartamenti in locazione o in comodato -, la Tasi è dovuta non solo dal proprietario stesso, ma in minima parte anche dall’occupante, sempre che la situazione di utilizzo si sia protratta per più di sei mesi nell’arco dell’anno. Questa minima parte, si legge nel comma, varia da un minimo del 10 a un massimo del 30 per cento dell’importo complessivo da pagare su quell’immobile. Il comma fa anche presente che spetta al Comune stabilire in quale misura l’occupante debba versare la sua quota, ma non dice ad esempio che se il Comune non ha specificato la quota a carico dell’occupante, si applica automaticamente il 10%.
Ma attenzione, qui c’è la prima osservazione da fare. Sebbene la legge stabilisca a priori l’obbligo di versamento per gli inquilini, ciò non dà la certezza matematica che la tassa verrà effettivamente pagata. Gli occupanti, in pratica, potrebbero anche non pagar nulla, o se pagheranno, lo faranno sborsando cifre molto esigue (per il saldo dovrà essere corrisposto il restante 50% della quota già anticipata in acconto). Per questi soggetti, infatti, va ricordato che si parla solo ed esclusivamente di Tasi e non di Imu; viceversa è il possessore che deve corrispondere sia la Tasi che l’Imu, e in questa sorta di puzzle fiscale il peso maggiore sarà senza dubbio quello dell’Imu. Vediamo perché. Occorre partire dal presupposto che la somma delle aliquote Tasi e Imu sui fabbricati diversi dalla prima casa non potrebbe scavallare la soglia del 10,6 per mille, cioè il livello massimo raggiungibile dalla sola Imu negli anni addietro. In via straordinaria, però, i Comuni potrebbero aver “caricato” sulla stessa aliquota la famosa maggiorazione compresa tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille introdotta dal Decreto Salva Roma-ter, in maniera tale da rialzare il prelievo tra il 10,7 e l’11,4 per mille.
Ora, considerando che l’aliquota Tasi ordinaria va dall’1 al 2,5 per mille, in alcuni Comuni sulle case locate o in comodato d’uso potrebbe essersi verificata una situazione di questo tipo: Imu all’8,1 per mille e Tasi al 2,5 per mille, totale 10,6 per mille senza maggiorazione. Viceversa, ipotizzando un’Imu già di per sé al 10,6 per mille, le uniche due possibilità erano: a) lasciare la Tasi a zero; oppure b) caricare sul 10,6 per mille la maggiorazione sopra indicata, e in quest’ultimo caso potrebbe appunto essere scaturita una Tasi compresa tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille. Ecco spiegato il perché, in ogni caso, gli occupanti non andranno incontro a spese esorbitanti, visto che - lo ribadiamo - la legge li assoggetta esclusivamente alla Tasi (per di più tra il 10 e il 30%) e non all’Imu.
Tutto questo ci porta a una seconda considerazione. L’utilizzo, infatti, dell’immobile come abitazione principale da parte dell’occupante, potrebbe indurre a pensare che l’occupante stesso debba calcolarsi il suo 10-30% di Tasi sulla base dell’aliquota prima casa, ma così non è, visto che la “mini-Tasi” è di fatto una quota compresa nell’importo complessivo dovuto dal proprietario sul suo immobile; di conseguenza l’occupante dovrà fare riferimento all’aliquota deliberata sulle seconde case. L’unica eccezione, in tal senso, si verificherebbe qualora il proprietario locasse parzialmente la casa dove lui stesso è domiciliato: in quel caso, allora, l’aliquota da applicare sarebbe appunto quella delle abitazioni principali.
C’è poi da chiarire il principio del cosiddetto “vincolo di solidarietà”. Sebbene siano chiamati al versamento possessori e inquilini, i primi non sono tenuti a pagare la quota dovuta dai secondi, ma nel caso vi fosse una pluralità di occupanti, ciascuno di essi, teoricamente, sarebbe tenuto al pagamento per l’intero. Ciò significa che non è importante come gli occupanti si spartiscono il versamento (non vi sono regole in tal senso), purché la quota sia pagata interamente. In altri termini, se un appartamento è affittato a una coppia di coniugi, la quota-occupante potrebbe anche essere pagata soltanto dal marito o dalla moglie. Al tempo stesso, se la scelta è quella di spartirsi il pagamento, il Comune un domani potrebbe richiedere a ciascuno degli occupanti la quota eventualmente non versata da qualcun altro, sussistendo appunto il vincolo di solidarietà. Va infine aggiunto che in presenza di più occupanti, l’importo della Tasi non cambia rispetto alle situazioni con una sola persona. Tornando quindi all’esempio dei coniugi, se il Comune ha stabilito una quota pari al 20%, tale importo non va inteso a carico di ciascun coniuge, quindi 20 per l’uno e 20 per l’altro, ma come quota complessiva dovuta da entrambi, esattamente come se l’appartamento fosse abitato da una sola persona.

giovedì 4 dicembre 2014

F24 telematico, obbligatorio dal 1 ottobre per i pagamenti oltre 1.000 euro

F24 telematico, obbligatorio dal 1 ottobre per i pagamenti oltre 1.000 euro



F24 telematico, obbligatorio dal 1 ottobre per i pagamenti oltre 1.000 euro




Cambiano le modalità di versamento di imposte e contributi per i contribuenti privati. Chi versa importi superiori ai 1.000 euro, o utilizza crediti in compensazione, non potra più portare il modello cartaceo in banca o alla Posta. Si devono usare i servizi online dell'Agenzia delle Entrate o l'home banking
Dal primo ottobre il modello F24 cartaceo, per intenderci quello che si paga alla Posta o agli sportelli bancari, non potrà più essere utilizzato dagli italiani che effettuano pagamenti superiori a 1.000 euro, per quelli a saldo zero o con crediti in compensazione con saldo finale maggiore di zero. Cambiano, infatti, le modalità di versamento di imposte e contributi o dell’uso degli stessi crediti da parte di tutti i contribuenti privati. I titolari di partita Iva, invece, sono già obbligati.
L’uso dei canali telematici rappresenta decisamente un’importante novità. La mini riforma della riscossione, pensata di fatto per far ottenere all’Erario una riduzione dei costi, si rileverà però l’ennesimo labirinto fiscale in cui la politica sta conducendo gli italiani per poi abbandonarli nella disperata ricerca dell’uscita. Per molti, infatti, sarà difficilissimo trovare il filo d’Arianna, dal momento che la rivoluzione cade in coincidenza con il caos del pagamento della Tasi, ovvero la tassa sulla casa delle polemiche e delle complicazioni in scadenza giovedì 16 ottobre. Così, dopo aver fatto lo slalom tra 16mila delibere e 10mila regolamenti comunali per il calcolo, i milioni di proprietari e affittuari si troveranno anche ad affrontare una nuova modalità di versamento nel caso in cui l’acconto da pagare superi i mille euro. Importo facile da raggiungere, visto che la Tasi chiama al pagamento tutti gli immobili, anche quelli che non avevano mai pagato né Ici, né Imu grazie alle vecchie detrazioni fisse.
Inoltre la faccende si complica per una platea di contribuenti alle prese con i bollettini composta perlopiù da persone inesperte (e anziane) nell’uso del computer. Strumento, invece, fondamentale per l’invio telematico del modello F24, proprio perché bisogna utilizzare Internet per connettersi ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline) o per accedere al proprio home banking. Meglio ricordare che per accedere ai canali ufficiale del Fisco ci si deve iscrivere e richiedere all’Agenzia un codice pin.
Rivoluzione che ha già spinto le Entrate a diffondere una circolare (n. 27/E) in cui spiega come presentare online la delega di pagamento e illustra i casi in cui è ancora possibile utilizzare il modello F24 cartaceo.
Che cosa cambia dal primo ottobre
Con un importo superiore a 1.000 euro è obbligatoria la modalità di pagamento telematica (Entratel, home banking, etc.) per il versamento di imposte, contributi, premi ed entrate spettanti alle casse previdenziali. Mentre i modelli F24 a saldo zero potranno essere presentati esclusivamente attraverso i servizi online dell’Amministrazione finanziaria (F24web, F24online o tramite un intermediario abilitato come il professionista o il Caf). È il diffusissimo caso in cui il modello ha un saldo a zero e non presente niente da pagare, perché sono stati compensati crediti e debiti in esso dichiarati. Ad esempio, sfruttando un credito Irpef di 500 euro, si potrebbe compensare interamente l’importo di 280 euro della Tasi. Ma dal primo ottobre non sarà più possibile: non solo non si potrà più consegnare l’F24 alla Posta o in banca, ma in questo caso non ci si può neanche far aiutare dal figlio dal vicino di casa per avvalersi dell’home banking, dovendo invece utilizzare esclusivamente i canali delle Entrate.
Quando è ancora possibile utilizzare l’F24 cartaceo
I contribuenti (a eccezione dei titolari di partita Iva) potranno continuare a utilizzare il modello cartaceo anche dopo il primo ottobre per il versamento di somme pari o inferiori a mille euro, a patto che non ci siano crediti in compensazione (in questo caso, come scritto, si possono utilizzare solo i servizi Entratel o Fisconline).
La stessa possibilità è offerta nel caso di modelli precompilati dell’ente impositore (ad esempio Comuni o ordini professionali), anche se i versamenti sono superiori a 1.000 euro (a condizione che non siano indicati crediti in compensazione). Semaforo verde per l’F24 di carta fino al 31 dicembre anche per i versamenti rateali in corso di tributi, contributi e altre entrate, anche in caso di somme superiori a 1000 euro, di crediti in compensazione o di saldo del modello pari a zero. Ok valido anche per i soggetti che hanno diritto ad agevolazioni fiscali, nella forma di crediti di imposta, utilizzabili in compensazione esclusivamente presso gli agenti della riscossione.
Infine, i protestati o i cattivi pagatori che non hanno un conto corrente, nel caso di un pagamento superiore a mille euro (oppure se ci sono compensazioni ma il saldo è positivo), potranno affidarsi o a un intermediario abilitato a Entratel, disponibile all’addebito sul proprio conto, o a un intermediario della riscossione che consente di pagare, ad esempio, con una carta prepagata o in ultima istanza, se questi canali non sono disponibili, potranno utilizzare l’F24 cartaceo.

mercoledì 3 dicembre 2014

SERVIZIO DI LOCAZIONE: RAVVEDIMENTO OPEROSO

PER INFO TEL 063047133 - 3934832241

Il ravvedimento operoso

La tardive registrazione dei contratti di locazione e del pagamento dell'imposta di registro dovuta a seguito di proroga, risoluzione e cessione degli stessi comportano l'applicazione di una sanzione amministrativa che può essere sanata attraverso il "ravvedimento operoso".
Non si può ricorrere al ravvedimento operoso se la violazione è stata già contestata dall'ufficio e, comunque, quando sono già iniziati accessi, ispezioni, verifiche.

SERVIZIO LOCAZIONE: Regime di tassazione la "cedolare secca"

PER INFO TEL 063047133 - 3934832241

Regime di tassazione - la "cedolare secca"

La "cedolare secca" è un sistema alternativo e agevolato di tassazione del reddito derivante dagli immobili locati per finalità abitative.
Il nuovo regime comporta l'applicazione di un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle relative addizionali regionale e comunale dovute in relazione al reddito fondiario derivante dall'abitazione locata per cui sia stata esercitata l'opzione e dalle relative pertinenze locate congiuntamente ad essa. L'imposta sostituisce anche le imposte di registro e di bollo dovute in relazione al contratto, nelle annualità che ricadono nel periodo di durata dell'opzione.

3A) Soggetti interessati: 
Sono interessati le persone fisiche titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione) su unità immobiliari abitative locate, che non agiscono nell'esercizio di un'attività d'impresa, arti o professioni.

3B) Soggetti esclusi:
Sono escluse le società commerciali a base capitalistica (s.p.a., s.r.l.…) e gli enti non commerciali.
La norma esclude dal regime della cedolare secca i contratti di locazione di immobili accatastati come abitativi, ma locati per uso ufficio o promiscuo.

3C) Profilo oggettivo:
La cedolare secca può riguardare solo immobili:

censiti nel catasto dei fabbricati nella tipologia abitativa (categoria catastale A, escluso A/10),
per i quali è stata presentata domanda di accatastamento in detta tipologia abitativa.
Le pertinenze non abitative dell'abitazione locata, quali:

l'autorimessa o posto auto,
la cantina o soffitta
beneficiano del regime della cedolare secca se "locate congiuntamente all'abitazione".

3D) La base imponibile:
Diversamente da quanto avviene ai fini dell'IRPEF, a rilevare è il 100% del canone pattuito in contratto.

3E) Le aliquote:
Le aliquote sono stabilite:

in misura pari al 21%:
per i contratti del c.d. "canone libero";
in misura pari al 19%:
per i soli contratti a canone concordato (ex art. 2 commi 3 e 8 della L. 431/1998).
per soddisfare esigenze abitative di studenti universitari.
3F) Le modalità di versamento dell'imposta sostitutiva:
Dal 2012 la misura dell'acconto è pari al 95% (per il 2011 era stato stabilito un versamento in acconto dell'85%). Per il versamento dell'acconto si applicano gli stessi criteri previsti per l'acconto Irpef.
L'acconto non è dovuto quando l'anno di prima applicazione della cedolare secca è anche il primo anno di possesso dell'immobile, considerato che il relativo reddito nel precedente periodo di imposta non è stato assoggettato a imposta.

3G) Le modalità di esercizio dell'opzione:
Per avvalersi del regime della cedolare occorre esercitare l'opzione compilando, a seconda dei casi, il "modello Siria" o il "modello 69".

Il modello SIRIA è un modello semplificato che può essere presentato esclusivamente in via telematica e può essere utilizzato solo se il contratto di locazione presenta le seguenti caratteristiche:
numero di locatori non superiore a tre;
numero di conduttori non superiore a tre;
una sola unità abitativa e un numero di pertinenze non superiore a tre;
contiene esclusivamente la disciplina del rapporto di locazione;
Il modello 69 deve essere utilizzato quando non ricorrono i requisiti per utilizzare quello semplificato e va presentato in modalità cartacea, in duplice copia, agli Uffici dell'Agenzia delle Entrate.
3F) Gli obblighi del locatore:
Il locatore deve dare preventiva comunicazione al conduttore, con lettera raccomandata, della propria intenzione di optare per il regime della cedolare secca, rinunciando ad esercitare la facoltà di chiedere l'aggiornamento del canone a qualsiasi titolo.

3G) La durata dell'opzione e revoca:
L'opzione obbliga il locatore ad applicare il regime della cedolare secca per l'intero periodo di durata del contratto (o della proroga) o, nei casi in cui l'opzione sia esercitata nelle annualità successive alla prima, per il residuo periodo di durata del contratto.
Il locatore ha la facoltà di revocare l'opzione in ciascuna annualità contrattuale successiva a quella in cui è stata esercitata la stessa.
E' sempre possibile esercitare l'opzione nelle annualità successive.

3H) Gli effetti della cedolare secca sul reddito
Il reddito assoggettato a cedolare secca:

è escluso dal reddito complessivo;
non possono essere fatti valere oneri deducibili e detrazioni;
deve essere compreso nel reddito complessivo ai fini del riconoscimento della spettanza o della determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo collegati al possesso di requisiti reddituali (determinazione dell'Isee o del reddito per essere considerato a carico).

SERVIZIO DI LOCAZIONE - Regime di tassazione - Ordinario

PER INFO TEL 063047133 - 3934832241

Regime di tassazione - Ordinario

Il reddito che il proprietario ricava dalla locazione di un fabbricato è tassato in maniera diversa a seconda del regime di tassazione scelto. È possibile, infatti, distinguere un regime "ordinario" di tassazione da un nuovo sistema agevolato e alternativo, "cedolare secca".
Nel regime ordinario, l'imponibile sul quale si deve calcolare l'Irpef dipende dal tipo di contratto stipulato (ad esempio, se l'immobile è locato in regime di libero mercato, il reddito da assoggettare all'Irpef è dato dal valore più alto tra la rendita catastale (rivalutata del 5%) e il canone di locazione ridotto del 15%).

2A) Tipologia di contratti interessati alla registrazione
Il CAF consente la registrazione telematica di 28 tipologie di contratti, tra le quali:

Contratto di locazione ad uso abitativo;
Contratto di locazione ad uso abitativo di natura transitoria;
Contratto di locazione di natura transitoria per le esigenze abitative degli studenti universitari;
Contratti di locazione di posto auto - box;
Contratto di locazione per finalità turistiche;

2B) Versamento dell'imposta di registro
L'imposta di registro nel regime ordinario è dovuta nelle seguenti misure:

Fabbricati ad uso abitativo: 2% del canone annuo;
Fabbricati strumentali per natura: 1% del canone annuo se la locazione è effettuata da soggetti passivi IVA o 2% del canone, negli altri casi;
Fondi rustici: 0,50% del corrispettivo annuo;
Altri immobili: 2% del corrispettivo annuo.
È previsto un importo minimo di versamento di 67 euro.

2C) Termini
Il termine per la registrazione del contratto di locazione è di 30 giorni dalla data di stipula o dalla sua decorrenza (se anteriore). Se la durata del contratto non supera i 30 giorni complessivi nell'anno, non si è obbligati alla registrazione del contratto.

2D) Come si paga
L'imposta viene pagata in via telematica contemporaneamente alla registrazione del contratto.
Per eseguire i versamenti telematici, occorre essere titolari di un conto corrente bancario o postale.
Il pagamento telematico può essere effettuato anche per le annualità successive alla prima, per le proroghe, anche tacite, per le cessioni e le risoluzioni.

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